6.4.06

Busto Arsizio. Una "rete di precari" per combattere il precariato

Busto Arsizio - Rifondazione e S.In.Cobas invitano i lavoratori alla mobilitazione e ripropongono la scala mobile. Ma rispondono in pochi
Una "rete di precari" per combattere il precariato

Era dedicato proprio a loro, ai 60 lavoratori precari del Comune di Busto, l’incontro organizzato ieri sera, mercoledì 5, da Rifondazione Comunista e S.In.Cobas (Sindacato Intercategoriale dei Comitati di Base).

Dopo le manifestazione della settimana scorsa a Varese e Gallarate, meraviglia però vedere nella sala di Villa Tovaglieri non più di quindici persone fra precarie degli asili nido e lavoratori cassaintegrati della ex-Mizar.
«A Milano, pochi giorni fa – spiega Fausto Sartorato di S.In.Cobas – tremila precari del Comune hanno scioperato per un giorno bloccando l’erogazione di servizi con il sostegno per due ore anche dei dipendenti di ruolo. Non parliamo poi della mobilitazione francese. Nei comuni italiani la situazione per i precari è grave, ma da solo il sindacato non può fare molto, serve la partecipazione dei lavoratori».

E fra gli enti locali in crisi, c’è sicuramente anche il Comune di Busto: con un organico passato negli anni da 800 a 423 dipendenti, ha oggi 60 lavoratori precari che in seguito alle disposizioni della Legge Finanziaria – tagliare negli enti locali l’uno per cento sulle spese del personale – sono diventati, come in altre realtà, i destinatari dei tagli.

«Dopo un colloquio con il commissario prefettizio Paolo Guglielman – spiega Antonello Corrado, candidato di Rifondazione al Senato per le elezioni del 9-10 aprile – crediamo che le soluzioni possibili, entrambe nell’ottica di esternalizzare, siano due. Gli attuali precari potrebbero creare una cooperativa ed essere così riassunti, ma con garanzie lavorative ridotte rispetto a prima, oppure si potrebbe creare un ente o istituzione staccato ma dipendente dal Comune che assuma questo personale. Così facendo queste persone risulterebbero comunque lavoratori comunali con le garanzie del caso».

È invece sui risultati della precarizzazione del lavoro sempre più spinta che si concentra Luciano Muhlbauer, consigliere regionale lombardo e candidato al Senato per il Prc. «Secondo gli ultimi dati di Banca d’Italia, nel 2005 il 50% delle nuove assunzioni sono state a tempo determinato. Così, non possiamo pretendere di essere competitivi con paesi come la Cina sul piano del costo del lavoro e dei salari. Fra noi e questi paesi ci sono costi della vita diversi: in Italia i salari e le garanzie per i lavoratori non possono scendere senza limite. Ormai è chiaro a tutti che la favola della flessibilità è finita e siamo nella trappola del precariato. Per questo serve un rinnovamento che passi anche attraverso la costruzione di una pressione sociale».

Ed è proprio su quest’ultimo punto che ha insistito Sartorato.
«Come sindacato e come lavoratori, il nostro interesse è quello di salvaguardare il posto di lavoro. I precari hanno meno diritti e garanzie rispetto agli altri lavoratori, per questo è necessario creare una “rete per i precari”, composta dalle organizzazioni sindacali ma soprattutto da loro stessi, per sostenersi e indirizzarsi, in modo che abbiano sempre la certezza di avere un sostegno alle spalle. Ma questo può essere realizzato solo con una mobilitazione vera dei lavoratori, non è una cosa che posso realizzare da solo».
La serata si è chiusa con l’appello, sempre di Sartorato, a sottoscrivere la proposta di ripristino del meccanismo della scala mobile, abolito nel 1992.

Giovedi 6 Aprile 2006
v. v.
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